Trieste dall'emporio al futuro : dalla collezione di Stelio e Tity Davia alle foto del nuovo millennio per la rappresentazione della città in un viaggio ideale
“Trieste è la Filadelfia d’Europa, la città tipica dei pionieri del nostro vecchio continente, il porto in cui i naufraghi trovano ricetto e una nuova promettente vita”.
Con queste parole Charles Albert Moré, combattente nella guerra d’indipendenza americana al fianco si La Fayette, inquadrava, agli inizi del secolo diciannovesimo, Trieste.
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Raramente si è data definizione più felice della nostra città: capace, con altrettanta forza, di coglierne la matrice più autentica. Quella matrice che, nel tumultuoso dinamismo portuale ed emporiale settecentesco, avrebbe fatto di Trieste uno straordinario crocevia di traffici e di uomini, crogiolo di culture, di lingue e di confessioni religiose. Analogamente, poche metafore si prestano a lumeggiare con altrettanta efficacia evocativa la peculiare sorte di una comunità che, dalla variegata manifestazione del molteplice, ha saputo, nel tempo, trarre spunto e motivo per rinnovarsi, coniugando con l’originaria vocazione ai traffici di merci e persone, la scommessa nell’insediamento universitario.
Se, dunque, la grande Trieste degli scambi commerciali e della portualità è la premessa storica di quel formidabile “emporio del sapere” nel quale si rispecchia l’attuale Città della scienza, con al centro il suo ateneo, non è fuori luogo attendersi che le sfide dello sviluppo e della mobilità sociale, sollecitate dall’odierna “era della conoscenza”, dipendano, a Trieste, da una recuperata interconnessione tra infrastrutture della mobilità, internazionalità e università.