Esiste una modalità del potere che si mostra affabile, amichevole, familiare, persino amorevole: il paternalismo. In questo numero osserviamo l’amministrazione dei bisogni e il tentativo di neutralizzarne la carica conflittuale attraverso la costruzione di consenso.
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A partire da tre filoni di indagine, il paternalismo industriale come processo di regolazione della fabbrica, i processi di mascheramento delle relazioni di dominio coloniale e il governo della povertà, analizziamo la pluralità e la persistenza di questa categoria e il portato di violenza epistemica che esercita nel rendere sistematicamente inferiore un soggetto o gruppo sociale.
Ma la tensione è sempre presente, così come i tentativi di allargare le maglie per ottenere benefici e vantggi da parte di chi è subalterno. Il paternalismo allora è anche un campo di ambivalenze che non può ridursi a una “facile” alternativa binaria fra oppressione e cooptazione.