Fin dagli esordi della sua carriera di scrittore, Gabriele d’Annunzio ha considerato la progettazione e la disposizione di arredi e apparati decorativi delle dimore narrate o realmente vissute come creazione di un’opera d’arte. Spazi unici e luoghi dell’abitare compongono un libro immaginario costellato di simboli e allegorie.
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Reliquie sacre e profane, oggetti d’arte antichi, opere moderne, tessuti lussuosi, tappeti orientali, calchi di sculture classiche, lampadari e cianfrusaglie affollano le sue case – dalla Capponcina a Settignano, sui colli di Firenze, alla villa Saint Dominique ad Arcachon, in Francia – come misteriosi fondali favorevoli all’invenzione letteraria. L’idea della residenza come autobiografia raggiunge piena espressione nel Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, sulle sponde del lago di Garda, dove il poeta mescola, con assoluta modernità, dimensione pubblica, idealità eroiche e memoria del suo “vivere inimitabile”.