La Regia Aeronautica, fondata nel 1923 dal fascismo, fu la seconda aviazione militare al mondo a ottenere l’autonomia istituzionale. Questa vantaggiosa situazione di partenza, anche tenendo conto dei successi ottenuti nelle guerre di Etiopia e Spagna, non si tramutò però in una reale efficienza bellica.
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Il libro ricostruisce le dinamiche interne che, nel corso degli anni Venti e Trenta, condizionarono negativamente l’assetto dell’Aeronautica, concentrandosi sugli organici, sulle carriere degli ufficiali, sull’addestramento e sulle relazioni tra fascismo e forza armata. Ne emerge il quadro di un’istituzione segnata da uno sviluppo disomogeneo che, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, disponeva di materiale obsoleto e di personale numericamente insufficiente e professionalmente inadeguato, situazione che era riflesso dei problemi strutturali dell’intera politica militare fascista.